Propongo alcune immagini
di una usanza che prevalentemente viene mantenuta viva nei paesi arabi.
Lo stesso rito era praticato anche dalla religione Cristiana, ma per
fortuna l’usanza si è persa nei secoli.
Nel mondo arabo una
delle più importanti feste dell’anno è l’Aid Al Adha detto anche
Ai El Kabir (festa del sacrificio del montone). La giornata
della Khotba (sacrificio) cade alla fine del periodo di
pellegrinaggio alla Mecca, circa settanta giorni dopo l’Aid Al Fitr,
(festa dell’interruzione) che segna la fine del Ramadhan.
Durante i festeggiamenti, si sgozza un montone tenendone la testa in
direzione della Mecca, per simboleggiare lo stesso gesto che le scritture
vogliono abbia commesso Abramo su suggerimento dell’Arcangelo Gabriele,
per salvare la vita del figlio Ismail. La macellazione eseguita
secondo i riti ebraico o islamico, non prevede il preventivo stordimento.
Nelle immagini, le
dieci persone che “compiono” il rito non appartengono agli strati sociali
più bassi del paese; tutt’altro. Tranne due, sono tutti laureati e
quindi anche il grado di istruzione è ad un buon livello. Tuttavia
essi si lasciano trasportare senza raziocinio in un rito che, oggi come
oggi, almeno la maggior parte di noi occidentali lo definirebbe in un solo
modo: barbaro. Senza dati alla mano, e basandomi unicamente sulla
valutazione media delle persone che mi circondano, penso che tra i popoli
occidentali possano esserci al massimo sei o sette persone su cento capaci
di sgozzare un animale in quel modo. All’opposto, nel mondo
musulmano l’assoluta totalità degli uomini pratica la Khotba senza
battere ciglio, anzi con diletto e, per ragion veduta, anche qualora ci
fosse qualcuno avverso a compierlo, si fa forza per non voler nel modo più
assoluto costituire una eccezione.
Non voglio certo
innescare la polemica tra il migliore ed il peggiore, intendo sottolineare
quanti secoli differenziano le nostre due civiltà e ciò dimostra anche
che quel che per noi è sacrilego, per altri può essere sacro. Non
pensate di essere immuni a tutto questo: anzi, preparatevi perché tutto è
già in atto anche da noi, l’azione di islamizzazione dell’Italia e
dell’Europa è già iniziata da tempo.
Francamente ero
convinto di vivere in un paese ormai immune a certi “vizi”. Abbiamo
persino contribuito a scrivere la Dichiarazione universale dei diritti
degli animali partecipando ad un congresso tenutosi a Londra dal 21 al
23 Settembre 1977 e poi, ultimamente, si sono anche inasprite le pene per
chi maltratta gli animali. Ora come ora con una pedata data nel
sedere ad un cane ti costa come minimo una denuncia, ed è giusto.
Inoltre l'Italia, con il decreto legislativo n° 333 del 1998, ha recepito
la direttiva 93/119/CE sulla
Protezione degli animali
durante l'abbattimento e la macellazione.
Il decreto spiega nei dettagli le varie tecniche per lo stordimento
consentiti prima della macellazione, c'è però una deroga alla normativa
che consente l'uccisione per dissanguamento senza stordimento in
asservanza delle prescrizioni sciaraitiche,
Dhabh
(carne
halal),
e al rito ebraico,
Shechitah (carne
kasher
o kosher)
Quindi, innanzi a
discutibili concetti religiosi, gli animali si possono barbaramente
sgozzare nel modo orribile come mostrato nelle foto ed il tutto col
consenso dello stato italiano, grazie a leggi costituite e commisurate
volutamente per valersi di quel sistema di macellazione. Tutti gli
animali che sono soppressi a scopo nutritivo vengono sgozzati e lasciati
dissanguare. Nell'evento in questione, il montone ha agonizzato
diversi minuti prima di morire, la maggior parte dei quali perfettamente
cosciente; i suoi carnefici, trattenendolo, sono preda di euforia e
gustano passo dopo passo la perdita di forze dell'animale.
Delle circa 150 foto
eseguite, ne ho inserite solo una cinquantina: bastano ed avanzano.
Ho per ovvi motivi coperto i volti degli aguzzini ed è veramente un
peccato, perchè l’espressione del volto di chi uccide, la dice lunga sui
sentimenti che provano in quel momento. Così come non si sentono
voci e commenti dei vessatori, le loro esclamazioni unite ai lamenti del
montone, quest'ultimi, credetemi, cominciati moto tempo prima che la lama
gli recidesse la gola.
Questo almeno... ve lo
risparmio.
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