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Ancora ci sorprendiamo quando vediamo trattare il naturismo al pari di miseri fenomeni legati all’erotismo, se non alla pornografia. Difficilmente i media trattano l’argomento con la dovuta serietà. Trasmissioni televisive il più delle volte hanno trattato l’argomento solo in chiave ironica o presentandolo come uno strano fenomeno, è stato anche prodotto un film sulla pratica naturista con nessun accostamento alla realtà. La stampa, nella maggior parte dei casi e salvo sporadiche eccezioni, parla del naturismo solo se ne avverte possibilità di far cassetta, sfruttando episodi a lui collegati, quali interventi di sindaci bacchettoni o di prelati, oppure titolando a piena pagina quando fioccano le denunce. Anche Libertà, il quotidiano della mia provincia, svariate volte si è occupato del fenomeno, guardandosi bene però dal divulgare una sana e veritiera immagine del naturismo come da me più volte a loro proposto, anzi, alle mie richieste di smettere di utilizzare il termine “Nudisti” riferendosi al nostro gruppo, mi é stato risposto senza mezzi termini, che la parola “Nudista” ha un impatto maggiore su chi legge, colpisce subito ed attira maggiormente il lettore, facile a questo punto dedurre che si punti all’aumento della tiratura sfruttando la morbosità collettiva. Di conseguenza gli articoli, pur riferendo semplici fatti, seducono i lettori con termini più influenti anche se non pertinenti, gli danno l’illusione di poter leggere il proibito e così facendo, attirando spesso solo l’interesse di chi il naturismo lo confonde davvero. Ma a chi possiamo attribuire le colpe di tutto questo? Altro non mi viene da pensare che... a noi stessi. I naturisti, chi altri? Sembra inverosimile, ma che ci crediate o no, più il tempo passa, più gli avvenimenti si susseguono e più mi convinco che tutto ruota attorno a noi. A grandi linee si stimano in Italia circa 400000 naturisti e circa 6-7000 iscritti alle varie associazioni. Addirittura da una statistica fatta dall’osservatorio Alviero Martini, risulta che il 37 % degli intervistati ha fatto una vacanza naturista almeno una volta nella propria vita, mentre la percentuale dei naturisti in Italia sarebbe pari al 23 %. Dalla stessa statistica si apprende che addirittura che il 55 % degli italiani pratica naturismo all’estero, una percentuale altissima, dato che dimostra però purtroppo, anche quanto l’italiano tenda a nascondere la propria passione per il suo mettersi libero. Dati fin troppo ottimistici che, seppur limati a dovere, evidenziano senza dubbi un certo interesse dell’italiano per il naturismo. Ma veniamo al dunque: quanti di questa folta schiera d’amanti della libertà del corpo dichiarano le loro scelte a parenti, amici, od ai colleghi di lavoro? Pochi: penso non più di qualche centinaio, una povera manciata del già misero sacco. Il naturista italiano, per primo, ignora di praticare un sacrosanto diritto e, sempre lui per primo, non è sicuro delle proprie convinzioni; orfano di tali certezze si spoglia con la convinzione di infrangere un costume e quindi di trasgredire. Non pensa che in un contesto naturista, la società attorno a lui è nuda, perciò non causa fastidi ad alcuno. Pur senza quindi una logica reale, è convinto che il gesto vada tenuto nascosto. Il naturismo italiano, come ogni altro normale contesto sociale, é composto da persone appartenenti a diverse classi sociali e che occupano le più varie figure professionali. Tra i naturisti vi sono appartenenti alle varie forze dell’ordine, liberi professionisti, commercianti, artigiani, insegnanti (molti), pensionati ecc. Da questi vari personaggi, ogni qual volta si tocca l’argomento provengono frasi del tipo: (Nella mia posizione...) (Sai, col lavoro che faccio...) (I miei genitori! Non capirebbero mai!) (Devi pensare che in paese sono conosciuto da tutti...) (I genitori dei miei alunni...) .... E tante altre motivazioni, anche le più fantasiose. Con la considerazione che nutro verso queste persone, rispetto le loro decisioni, col dovere di tenerle sempre in primaria considerazione. Non posso tuttavia dispensarmi dall’affermare che questi atteggiamenti portano inevitabilmente al rinnego del naturismo, si nasconde mettendolo al pari d’argomenti che toccano temi di dubbia fatta, pretesti ai quali, nel modo più assoluto, credo, la nostra moralità non appartiene. PcNat, il gruppo piacentino, ha negli ultimi anni raccolto qualche consenso. Questo è avvenuto unicamente perchè alcuni appartenenti al gruppo, si sono esposti in prima persona. Nessun giornale avrebbe infatti mai pubblicato articoli o smentite arrivate loro in forma anonima; nessun personaggio della politica locale avrebbe preso coscienza di un fenomeno reale presentato loro da personaggi senza volto... Un piccolo sforzo per ognuno di noi. Se non mostrarsi apertamente, almeno evitare di celarsi, questo vuol dire essere sicuri di poter pretendere sacrosanti diritti, con la consapevolezza e la certezza di chi ha la coscienza pulita! Arrivati a casa la sera, a chi mai verrebbe in mente di provare vergogna per aver passato la Domenica sul Trebbia in compagnia degli amici di PcNat? Inutile nascondersi dietro un filo d’erba, il naturismo è guardato con sospetto e malizia perchè noi per primi, continuando a velarci dietro anonime apparenze, contribuiamo attivamente al diffondersi di tali pregiudizi. Tutto questo cesserà solo e se quando il naturista smetterà di nascondersi e per primo si accetterà quale naturista nella sua più totale normalità e pienezza, vale a dire sano moralmente, salutare, indirizzato alla famiglia. Smetteremo di essere mostrati a dito e derisi quando tutti, anche chi non rinuncerà mai al costume, capiranno che il naturismo non nasconde null’altro. Saremo compresi con maggior facilità e chiarezza da chi ci guarda da fuori, quando chi ci vede sarà consapevole che persone degne della loro stima, individui con i quali spesso dividono gran parte delle proprie giornate, hanno scelto quello stile di vita, preferendo il naturismo. |