RISALITA DELL'AVETO
 
Comincio col dire la mia sulla risalita dell'Aveto di Domenica 22 Luglio.
Giornata fantastica, tanto sole e pochissime nuvole, mi han detto che alla partenza in Trebbia si è fatto ricorso ai cellulari per contattare persone che si trovavano a meno di 100 metri... (faccio lo spiritoso perchè sono riuscito a ricongiungermi al gruppo proprio quando hanno parcheggiato all'imbocco del sentiero, sennò sarei arrivato in (vergognoso) ritardo).
Si approfitta del fatto che il Surnia e altri volontari sono andati a portare le macchine all'arrivo dell'escursione per bardarsi (alcuni) del necessario per scalare l'Himalaia.
All'arrivo di alfredo, si comincia (bene? male?) scendendo per un sentiero da stambecchi (ma stambecchi esperti), arrivati sul greto qualcuno opta per una tenuta naturista, altri no.
E han fatto bene, perchè, nascosti tra le rocce, più di un tessile verrà sorpreso dal passaggio del gruppo misto-naturista.
Comunque, seguendo le orme (in senso letterale) e le indicazioni del prode Alf, raggiungiamo una prima cascatella, affluente dell'Aveto, ma prima di essa abbiamo potuto osservare l'homo alfrediensis, nascosto in una grotta, spaventare con uno dei suoi soliti scherzi gli ignari ultimi del gruppo.
La giustizia divina provvederà a punirlo poco più avanti con uno scivolone su un sasso seguito da contrattura della muscolatura lombare e relativo mal di schiena.
Dopo un po' di cammino, guadi, e attraversamenti a nuoto delle zone in cui non si poteva fare altrimenti, si fa sosta per il pranzo-spuntino.
Io, lo sapete tutti, tiro fuori una delle mie solite modeste porzioni e la ingurgito voracemente mentre più in alto qualcuno (più oltre capirete) manda giù un boccone (in proporzione) ben più grosso.
Dopo la sosta ed un altro po' di cammino qualcuno decide di aver fatto abbastanza e raggiunge le prime auto predisposte per il ritorno, altri, me compreso) proseguono.
Oltre questo punto, ho ben pochi ricordi, se non che nel gruppo c'erano degli arrampicatori che si son dati da fare e che dal tanto camminare una delle mie scarpe è entrata in coma e solo un intervento chirurgico con mezzi di fortuna le ha consentito di sopravvivere fino alla fine della giornata; la calzatura ha esalato l'ultimo respiro nella pattumiera di casa mia.
Non ho ricordi perchè ero troppo impegnato a guardarmi intorno: il paesaggio si è fatto notevole, stupendo, interessantissimo e il percorso un po' più impegnativo.
Per fortuna oltre ai miei due occhi (analogici) ne avevo un terzo (elettronico), così lascio alle immagini il compito di descrivere la (bellissima) giornata.