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Mi
definisco naturista seguendo canoni che sono solo ed esclusivamente miei,
perciò non è detto e soprattutto non pretendo che il mio pensiero sia
accettato o condiviso da altri. Mi considero naturista perché
rispetto la natura, perché per quel poco che posso cerco di difenderla da
chi la oltraggia. Mi sento naturista perchè mi
soffermo a guardare ammirato ogni forma di vita, perché ancora resto
incantato osservando un tramonto, perché ancora resto sbalordito ammirando
il cielo notturno, contemplando quello spazio infinito. Il trovarmi immerso nella natura
provoca in me un gran senso di benessere e questa soddisfazione può essere
accentuata cogliendo appieno ciò che in quel momento il luogo mi può dare. Posso gustare frutti di bosco,
posso bere a fresche sorgenti, o se la stagione lo permette, posso fare bagni
d’acqua, di luce, d’aria e, se posso, lo faccio spogliandomi completamente
per meglio gradire ciò che la natura mi offre. Si potrebbe pensare: ma perché
nudo? E’ veramente così fastidioso, tenersi addosso quel piccolo triangolino
di stoffa? Di rimando: Perché indossarlo? A che serve?
Ha senso privare quella parte del corpo di tutte quelle piacevoli
sensazioni? Per me sarebbe come arrivare a
casa la sera con i piedi gonfi e levare una scarpa sola. Se il luogo lo permette mi
spoglio e lo faccio completamente. Se ne vanno gli indumenti di
sopra e di sotto, seguiti a ruota dagli oggetti d’arredo (Se ci sono), orologio,
occhiali, catenina, cappello, braccialetti anelli ecc. Ognuna di queste cose, anche la
più piccola ed insignificante, può creare una barriera tra me e l’ambiente
che mi circonda, quindi va rimossa. Non faccio disparità tra i vari
articoli, sono insofferente a tutti in ugual modo: mutande comprese. Sono da considerarsi gesti
istintivi quelli che portano ad allentare una cinghia troppo stretta, un
nodo alla cravatta, il rimboccare le maniche o lo sfilare le scarpe, così
come anche liberarci da un opprimente elastico degli slip. Gesti diversi con un unico fine:
donare benessere al corpo, così come non saranno ineguali i piaceri da essi
procurati. Pensate veramente che vi sia
un’effettiva differenza nel compiere l’uno o l’altro di questi gesti? E
pensate veramente che vi sia diversità nello stato di soddisfazione che essi
determinano? Se mai direi che ognuno degli
atteggiamenti appena citati può essere inopportuno se adottato impropriamente: può essere
infatti assai poco cortese verso eventuali commensali, l'allentare la cinta dei
pantaloni, come credo sia da
maleducati togliere le scarpe quando si divide con altri lo scompartimento
di un treno, non parliamo poi di aver la pretesa di togliersi i boxer nella
piazza del paese! Per godere al massimo dei piaceri che può concedere
il naturismo, ho assolutamente bisogno di tranquillità e di essere in pace
con me stesso. Sono obbiettivi irraggiungibili
se il luogo è troppo affollato o se viene a mancare l’assoluta certezza di
non recar disturbo ed allo stesso tempo di non essere disturbato. Cerco per questo aree isolate,
spesso accontentandomi dei posti magari meno belli, oppure più difficili da
raggiungere. Una volta individuata la zona, mi
calo in essa e ne assaporo la natura unificandomi a ciò che mi fa corona,
con la consapevolezza di farne in quel momento veramente parte. Creo una situazione di benessere
non differente da altrettanto semplici ed apparentemente banali momenti di
soddisfazione quali potrebbero essere un fuoco acceso, un portico
ombreggiato, una soffice coperta, una calda bevanda, od ancora il camminare
a piedi nudi in un prato o su soffice sabbia, l'avvertire l'acqua che mi
scorre addosso, il vento sulla pelle... In poche parole, credo che il
ragionamento si sintetizzi in un'unica facoltà, quella di saper più o meno
ascoltare le sensazioni che l'ambiente reca al nostro corpo. Forse non tutti avvertiamo allo
stesso modo, taluni non presteranno la dovuta attenzione, molti più
semplicemente non lo riterranno di primaria importanza. Non è certo mia intenzione
convertire le masse al naturismo, vorrei solo che la società stabilisse
alcune semplici regole a tutela anche delle mie esigenze, permettendo di
spogliarmi esattamente come faccio ora, vale a dire lontano da occhi
indiscreti e con la certezza di non recare disturbo ad alcuno, ma col
diritto sacrosanto di poterlo fare. Credo nel diritto di ognuno di
noi, di godere
dei semplici piaceri della vita, nessuno escluso, ma sempre nel rispetto
altrui.


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