LIBERTA' di sabato 7 aprile 2007 > Provincia

«Sarebbe meglio che in Valtrebbia tornassero i veri monaci»

Bobbio, monsignor Piero Coletto respinge l'accostamento tra nudismo e valori cristiani

Bobbio - Il presidente dei naturisti Anita Massimo Guiggiani parla del nudismo come «scelta francescana». Il presidente regionale dell'Emilia Romagna Fidenzio Laghi rivendica la sua idea naturista, sottolineando che non vi è nulla «in contrasto con i dettami della religione cattolica». Frasi senz'altro "forti" che secondo don Piero Coletto meritano di essere approfondite. «Ho appena finito di celebrare i riti del Venerdì Santo - dice il segretario degli "Amici di San Colombano" e dell'ultimo vescovo di Bobbio - e penso alla Passione del Signore: anche lui era nudo, perché spogliato delle vesti, ma nel momento in cui viene messo in croce e rinuncia alla vita terrena. Il santo di Assisi, poi, è vero che si privò del vestito ma portava il saio, così come fanno i fratelli francescani».
Don Piero, pur essendo segretario amministrativo del settimanale cattolico "La Trebbia", non aveva letto in anticipo l'articolo del direttore don Guido Migliavacca. «Sono d'accordo con lui quando smonta la fantasiosa teoria del rilancio economico. Più che i nudisti, io vorrei che tornassero i monaci, quelli che hanno fatto grande la vallata nella storia».
Il sacerdote ricorda la frase che pronunciò l'arcivescovo di Genova Giuseppe Siri: «Quando al seminario ho ricevuto l'abito lungo da prete, ormai sessant'anni fa, il cardinal Siri disse: "Ricordatevi che meno si vede il corpo, più si vede l'anima". Ecco, a chi tira la Chiesa per la giacchetta su questi temi, rispondo con quella frase ancora valida dopo tanti anni».
Più in generale, don Coletto non ci sta all'idea di una Chiesa che proibisce sempre e comunque: «Diciamo una volta per tutte, piuttosto, che è la società a non volere più vincoli. Basta matrimonio, basta obblighi verso i genitori e adesso ci vogliono togliere pure i vestiti».
Michele Borghi

 

 

 

 

 

L'area per i naturisti dovrebbe sorgere nel tratto tra la confluenza dell'Aveto e Rovaiola